Gay & Bisex
Marco passivo #4
Efabilandia
14.03.2026 |
25.091 |
4
"Ci guardammo nello specchio: avevamo le guance rosse, gli occhi lucidi, un sorriso complice..."
Quella mattina il messaggio di Luca mi arrivò mentre ero ancora a letto, il telefono illuminato nella penombra della camera d’albergo.«Marco, ieri notte non ho chiuso occhio. Continuo a sentire il tuo odore sulla pelle, il tuo culo stretto intorno al mio cazzo mentre Giorgio ci guardava. Voglio vederti da solo. Solo noi due. Ti va un pranzo oggi? Niente daddy. Solo io e te. Voglio guardarti negli occhi mentre ti dico quanto ti desidero, quanto il tuo corpo mi fa impazzire.»
Il cuore mi saltò in gola. Non era solo voglia di sesso. Era qualcosa di più profondo, più caldo. Luca voleva me. Io volevo lui. Due ragazzi della stessa età, due corpi giovani, palestrati, che si erano scoperti e ora bruciavano l’uno per l’altro. Risposi subito: «Sì. A che ora?».
Ci accordammo per l’1:30 in un ristorante elegante e discreto in centro a Firenze, a due passi da Piazza della Signoria. Tavoli di legno scuro, luci soffuse color ambra, profumo di pane appena sfornato e di vino rosso che aleggiava nell’aria come una carezza. Quando entrai, lui era già seduto. Camicia bianca leggera che gli aderiva ai pettorali gonfi, maniche arrotolate sugli avambracci venosi, capelli corti un po’ spettinati, barba di due giorni. Alzò lo sguardo e mi sorrise in quel modo che mi faceva sentire nudo anche vestito.
Mi sedetti di fronte a lui. Le nostre ginocchia si toccarono subito sotto il tavolo. Il cameriere ci portò i menu, ma i nostri occhi erano incatenati.
«Sei bellissimo» sussurrò Luca, la voce bassa e vellutata. «Da quando ti ho visto l’altra sera non riesco a pensare ad altro che al tuo culo caldo e al tuo cazzo che pulsava mentre ti scopavamo.»
Arrossii, ma sorrisi. Sotto il tavolo allungai una mano e gli sfiorai la coscia muscolosa. Lui fece lo stesso. Le sue dita salirono piano, leggere, fino a posarsi sul rigonfiamento dei miei jeans. Il mio cazzo era già mezzo duro. Sentii il suo palmo caldo premere con movimenti lenti, circolari, massaggiandomi attraverso la stoffa.
«Luca…» mormorai, la voce già roca.
Lui si sporse in avanti, fingendo di leggere il menu. Il suo profumo – agrumi freschi, pelle calda di doccia e quel velo di sudore maschile giovane – mi invase le narici.
«Ora te lo succhierei tutto, qui sotto il tavolo» sussurrò vicinissimo al mio orecchio, il respiro caldo che mi faceva venire i brividi. «Te lo leccherei piano dalla base fino alla cappella, fino a farti venire in bocca mentre tutti intorno mangiano e chiacchierano.»
Il mio cazzo scattò completamente duro. Gli risposi allo stesso modo: allungai la mano e trovai il suo rigonfiamento, grosso e bollente. Lo strinsi piano, lo accarezzai su e giù. Lui trattenne un gemito basso, mordendosi il labbro inferiore.
Arrivò la prima portata: tortelli al tartufo profumati, burro fuso e parmigiano. Mentre mangiavamo, le nostre mani non si fermarono mai. Luca mi aprì lentamente la zip, infilò due dita dentro le mutande e sfiorò la cappella già bagnata di pre-eiaculazione. Io feci lo stesso con lui. I nostri cazzi erano durissimi, pulsanti, mentre sopra il tavolo parlavamo del più e del meno, sorridendo educatamente al cameriere che passava. Il rumore delle posate, le risate degli altri tavoli, il tintinnio dei bicchieri di Chianti… tutto amplificava il nostro segreto.
Ogni tanto Luca si sporgeva e mi sussurrava altre cose dolci e sporche:
«Sento quanto sei bagnato… cazzo, quanto mi piace il tuo odore di ragazzo eccitato.»
«Vorrei inginocchiarmi sotto il tavolo e prendertelo in bocca mentre assaggi il vino.»
Io ricambiavo stringendoglielo più forte: «Anche io… voglio sentirti dentro, Luca. Voglio il tuo corpo sopra il mio, voglio il tuo sapore sulla lingua.»
Eravamo entrambi fradici. Le mutande appiccicate alla pelle, il cazzo che colava senza sosta. La tensione era dolce, quasi insopportabile.
Arrivò la seconda portata: filetto al pepe verde per me, tagliata di manzo per lui. Il profumo della carne grigliata si mescolava al nostro odore di eccitazione. Mangiammo lentamente, ma sotto il tavolo le mani continuavano la loro danza. Luca mi massaggiava il cazzo con il pollice proprio sulla fessura, io gli strizzavo le palle con delicatezza. I nostri respiri erano più corti.
A un certo punto non ce la facemmo più.
Luca mi guardò con gli occhi che brillavano.
«Scusa, devo andare in bagno» disse ad alta voce, ma con un sorriso complice.
Mi alzai anch’io. «Anch’io, scusa.»
Il cameriere, un ragazzo sui trentacinque con gli occhi scuri e un sorriso furbo, ci vide. Forse aveva capito tutto fin dall’inizio: i nostri sguardi, i movimenti sotto il tavolo, le guance rosse. Ci fece un cenno discreto verso il fondo della sala.
«Meglio se andate in quello privato del personale» disse piano, quasi complice. «L’altro è occupato e… insomma, lì starete più tranquilli.»
Arrossimmo entrambi, ma sorridemmo.
«Grazie» rispose Luca. «Appena torniamo ordiniamo il dolce e due caffè.»
Ci alzammo in modo discreto, camminando vicini ma senza toccarci. Il cuore mi batteva così forte che lo sentivo nelle orecchie.
Il bagno del personale era piccolo ma pulito: piastrelle bianche lucide, un lavandino ampio di marmo chiaro, una luce calda e soffusa. Luca chiuse la porta a chiave con un clic deciso.
In un secondo fu su di me. Mi spinse contro il muro con un bacio profondo, appassionato, lingue che si intrecciavano con fame e tenerezza. Le sue mani mi aprirono i pantaloni, infilò una mano dentro e prese il mio cazzo duro in mano. Lo strinse, lo accarezzò piano mentre continuava a baciarmi. Sentivo il suo respiro caldo, il sapore di vino e di desiderio sulla sua lingua, il suo profumo che mi avvolgeva come una nuvola.
Poi si inginocchiò. Mi abbassò i pantaloni e le mutande fino alle caviglie. Il mio cazzo schizzò fuori, lucido, venoso, cappella gonfia e bagnata. Luca lo leccò dalla base alla punta, lento, sensuale, la lingua piatta che raccoglieva ogni goccia di pre-eiaculazione. Poi lo prese tutto in bocca. Succhiava forte, con passione, la testa che andava su e giù, la lingua che girava intorno alla cappella. Il rumore umido della sua bocca riempiva il piccolo bagno. Stavo per venire in pochi secondi.
«Luca… sto per…» ansimai, le mani nei suoi capelli.
Lui si fermò, sorrise malizioso alzando lo sguardo. Mi leccò le palle, una dopo l’altra, le prese in bocca delicatamente succhiandole. Poi mi fece girare. Mi appoggiai al lavandino freddo di marmo, il culo offerto. Luca mi allargò le natiche con le mani grandi e iniziò a leccarmi il buco. La sua lingua calda, bagnata, girava intorno all’anello, poi spingeva dentro piano, scopandomi con la lingua. Spingevo il culo contro la sua faccia, gemendo piano, il piacere che mi faceva tremare le gambe. L’odore del suo respiro caldo, il suono umido della lingua che entrava e usciva, il timore che qualcuno bussasse… tutto mi faceva girare la testa.
«Luca… ti prego…»
Lui si alzò. Sentii il rumore della cintura che si slacciava, i pantaloni che scendevano. Il suo cazzo duro, lungo e bollente, premette contro il mio buco già bagnato di saliva. Spinse piano, entrò. Prima la cappella grossa, poi tutto il resto. Gememmo insieme.
«Cazzo Marco… sei proprio una puttanella» sussurrò Luca con voce roca, un sorriso nella voce. «Stretto da morire ma così caldo… mi fai impazzire.»
Mi tenne per i fianchi e iniziò a scoparmi. Prima piano, poi sempre più forte. Io ero piegato sul lavandino, le mani strette sul marmo, il culo che spingeva indietro per prenderlo più in fondo. Ogni spinta mi riempiva completamente, il suo cazzo colpiva quel punto profondo che mi faceva vedere lampi bianchi. Il rumore era bellissimo: il suono bagnato e ritmico della pelle contro pelle, i nostri respiri spezzati, i gemiti bassi che cercavamo di trattenere.
Dopo qualche minuto Luca mi fece cambiare posizione. Mi girò, mi spinse contro il muro con la schiena. Mi sollevò una gamba, la tenne piegata contro il suo fianco. Rientrò con una spinta più profonda. Da questa angolazione il suo cazzo arrivava ancora più in fondo. Sentivo ogni vena, ogni pulsazione. Il piacere era così intenso che mi tremavano le ginocchia. Luca mi massaggiava le palle con una mano mentre spingeva con vigore, il petto contro il mio, i nostri respiri che si mescolavano.
«Così… più fondo… Luca…» ansimavo.
Lui aumentò il ritmo, sempre più vigoroso ma dolce, sensuale. Il suo cazzo martellava dentro di me, il mio buco che lo stringeva come una morsa calda.
Dopo pochi minuti lo sentii irrigidirsi. «Sto venendo…» ringhiò piano contro il mio orecchio. Esplose dentro di me: schizzi caldi, potenti, abbondanti che mi riempirono il culo fino a colare. In quel momento, con il suo cazzo che ancora pulsava dentro, mi toccai appena il mio cazzo e venni anch’io. Schizzi potenti contro il muro e sul pavimento, mentre il culo mi si contraeva spasmodicamente intorno a lui.
Luca si ritrasse piano. Io, d’istinto, mi inginocchiai. Il suo cazzo era ancora mezzo duro, lucido di sborra e saliva. Lo presi in bocca e lo pulii con la lingua, leccando ogni goccia, assaporando il nostro sapore mischiato. Lui mi accarezzò i capelli con tenerezza infinita.
Ci ricomponemmo in fretta. Pantaloni su, camicie a posto, capelli sistemati. Ci guardammo nello specchio: avevamo le guance rosse, gli occhi lucidi, un sorriso complice.
Uscimmo dal bagno tenendoci per mano un secondo di troppo. Tornammo al tavolo. Il cameriere ci stava aspettando. Ci guardò, sorrise e ci fece un occhiolino lento e complice. Aveva capito tutto.
«Tutto bene?» chiese con un tono innocente.
«Perfetto» rispose Luca.
Ordinammo il dolce – una panna cotta al pistacchio – e due caffè.
Mentre mangiavamo, tirai fuori dal portafoglio una banconota da 10 euro e la misi sul tavolo con discrezione, spingendola verso il cameriere.
«Per… la gentilezza» dissi piano.
Il cameriere la prese, sorrise ancora di più e si avvicinò leggermente.
«Grazie mille. Magari la prossima volta… posso unirmi a voi.»
Arrossimmo entrambi, ma annuimmo con un sorriso.
Finimmo il caffè lentamente. Il mio culo era ancora pieno del suo sperma caldo, che sentivo colare piano dentro le mutande. Il cuore mi batteva forte. Luca mi prese la mano sotto il tavolo e la strinse.
«Questo è solo l’inizio» mi sussurrò. «Voglio vederti da solo ogni volta che puoi. Voglio il tuo corpo. Voglio te.»
Annuii. Non avevo più parole. Solo un desiderio enorme, dolce e bruciante: Luca. Il suo corpo. Il suo cazzo. La sua bocca. E la certezza che, da quel pranzo in poi, tutto sarebbe stato diverso.
restaurant orale sotto tavolo bagno personale rapporti anali cameriere complice doppi giochi coppia gay panna cotta
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Marco passivo #4:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
